L’annus orribilis degli incendi boschivi dell’ estate appena trascorsa ha avuto punte drammatiche per San Felice a Cancello. Nello speciale calendario ci sono date che dovrebbero essere ricordate come ennesimi atti criminali contro il territorio e la sua popolazione. Una prima stima, ahimè fortemente in difetto, parla di 200 ettari di superficie boscata percorsa dal fuoco, immaginate un quadrato di un metro di lato e moltiplicatelo per 2 milioni e avrete un’idea delle dimensioni della catastrofe! Gli incendi hanno interessato, oltre il versante di Polvica, soprattutto i versanti nord da largo Lagno a Talanico passando per Botteghino, Ponti Rossi e Monte S. Angelo. Tali versanti, per loro natura, sono molto pericolosi perché soggetti ad un’alta probabilità che si possano verificare dissesti idrogeologici in conseguenza di piogge particolarmente intense fino all’innesco di vere e proprie frane del tipo colata rapida di fango molto distruttive. Gli incendi di quest’estate, particolarmente gravi per intensità ed estensione, hanno esposto maggiormente la popolazione e le strutture che si sviluppano al piede dei versanti in questione, al rischio frane. Gli incendi sono tra i fattori scatenanti dei dissesti idrogeologici, preparano il terreno all’aggressione delle acque di precipitazione atmosferica provocando la perdita di suolo fertile, fenomeni di trasporto fluido in massa (acqua e detriti) a valle lungo le aree di sbocco di impluvi naturali, muove incisioni e predisposizione all’innesco di frane. Le nostre colline presentano una particolare costituzione geologica per cui sopra un solido substrato roccioso calcareo si sviluppa una “epidermide” di terreni incoerenti, di origine vulcanica, particolarmente suscettibili ad essere attaccati dalle acque, se non adeguatamente protetti. La protezione è in larga parte svolta sia dagli apparati radicali di alberi e arbusti vari, che trattengono il terreno fino ad ancorarlo alla roccia sottostante, sia dalla superficie fogliare, che intercettando le acque di pioggia, ne rallenta fortemente la velocità e ne assorbe un’aliquota importante sottraendola al deflusso in superficie ed al terreno.Il fenomeno incendi è purtroppo endemico a San Felice a Cancello: ogni anno si registrano decine di focolai che interessano svariati ettari di territorio. I dati evidenziano annate critiche a distanza di 3-4 anni l’una dall’altra. Infatti picchi di roghi sono avvenuti nel 1997, nel 2000 e nel 2003 prima di giungere al drammatico dato del 2007. Confrontando le aree percorse dal fuoco nell’estate del 1997 e le zone di innesco delle frane del maggio 1998 è possibile evidenziare la precisa correlazione tra i i due eventi lungo il versante di Ponti Rossi e Severa Avalle.Nonostante la ripetività dei roghi estivi, nessuna amministrazione ha mai preso provvedimenti preventivi negli anni. Inutile dire che il Comune di San Felice a Cancello non possiede il catasto delle aree percorse dal fuoco. Quali le azioni più idonee da porre in atto affinché sia fortemente arginato il problema incendi? Si potrebbe per esempio istituire un’apposita struttura operativa comunale affidata a mani esperte, corredata di tecnici volontari, gruppi e cittadini volenterosi, che sappia prontamente agire ed avviare iniziative di prevenzione sul territorio, riorganizzare i nuclei di protezione civile comunali perché facciano davvero le attività che la legge gli riconosce adeguandone mezzi e preparazione tecnica in modo da essere all’altezza della situazione, realizzare campagne informative alla popolazione e nelle scuole, interventi di manutenzione del sottobosco e dei sentieri.Dato che il livello di pericolo è cresciuto a seguito dei recenti incendi s’impone una maggiore attenzione per l’immediato futuro dal momento che piogge “anomale” potrebbero innescare dissesti che possono avere conseguenze a valle. Il Commissariato di Governo per l’emergenza idrogeologica si è giustamente vantato di aver istituito i presidi territoriali durante le piogge particolarmente intense. Mi chiedo: se le piogge sono fattori che concorrono alla franosità e lo sono anche gli incendi boschivi, perché limitare l’attività di presidio solo quando piove e magari non estenderlo anche a tutto il periodo estivo vigilando sugli incendiari? Non mi si risponda che è un fatto economico perché i soldi pubblici si stanno letteralmente buttando via realizzando opere totalmente inadeguate!In altri luoghi ugualmente colpiti, i Comuni hanno dato segnali forti costituendosi in giudizio contro i responsabili di simili attentati al territorio ed alle popolazioni; mi colpisce l’indifferenza generale che attanaglia gran parte della popolazione sanfeliciana di fronte alle problematiche che interessano il territorio nel quale si svolge la loro vita quotidiana. La passività di fronte a fatti che si credono inevitabili e la sottovalutazione di quello che può ancora succedere potrebbe fare molte vittime e danni. Speriamo di non fare la fine della profetessa Cassandra, che per non aver ceduto alle avances di Apollo, fu da lui condannata a predire sempre il vero ma a non essere mai creduta.
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